Intervista ad Alberto Fangareggi, direttore R&D e TS&D per Dow Poliuretani

16 marzo 2017

Alberto Fangareggi è direttore R&D e TS&D per Dow Poliuretani con responsabilità nell’area Europa, Medio Oriente, Africa e India. Lavora in Dow, nei Poliuretani, da molti anni, principalmente in ruoli di R&D e di TS&D ma anche nel Marketing. È stato per alcuni anni R&D manager per il Polietilentereftalato (PET). Lavora presso il centro Dow di Innovazione dei Poliuretani a Correggio (Reggio Emilia).
Ha una laurea in chimica industriale conseguita presso l’Università di Parma.



DOW Chemical non ha bisogno di presentazioni, è una multinazionale americana il cui nome è noto in vari settori: plastica, edilizia, automotive, packaging, agricoltura, trattamento acque e molti altri.
Da sempre DOW punta all’innovazione. Nel 2011 dà vita, in partnership con SAIP, al progetto ce|de|pa: una linea di produzione in scala industriale pensata per l’industria delle costruzioni a livello mondiale con l’obiettivo di accelerare lo sviluppo di nuove soluzioni nella produzione di pannelli isolanti in poliuretano, prodotti con la tecnologia specifica del processo in continuo di doppia laminazione.
Un centro di ricerca e sviluppo unico e all’avanguardia nel suo genere che sta aprendo nuove frontiere agli operatori del settore.
Abbiamo incontrato il dr. Alberto Fangareggi presso la sede italiana di DOW, a Correggio (RE), dove, in un’ampia area caratterizzata da uffici commerciali, laboratori e impianti produttivi, vengono sviluppate e messe a punto le specialità poliuretaniche DOW destinate al mercato di tutto il mondo.
Abbiamo chiesto ad Alberto Fangareggi di condividere con noi il suo autorevole parere rispetto allo stato dell’arte del poliuretano oggi e alle opportunità che potrebbero aprirsi nel futuro.

Che ruolo ricopre la sede di Correggio per DOW?

Il centro di innovazione di Correggio riveste un ruolo importantissimo per DOW nell’industria dei poliuretani.
Il centro di Correggio vanta in particolare tre eccellenze tecnologiche grazie alle quali ricopre senza dubbi una posizione di rilievo a livello globale.
La prima e più rilevante riguarda la tecnologia delle schiume poliuretaniche rigide, destinate all’isolamento termico nel frigorifero o nell’industria delle costruzioni. I sistemi con chimica poliisocianurato per produrre i pannelli in continuo - sempre testati in ce|de|pa - vengono commercializzati non solo in Europa ma anche in America Latina e in Asia. Questi sistemi permettono di ottenere ottimi valori di isolamento termico combinato con eccellenti proprietà di comportamento al fuoco della schiuma e del pannello.
Il secondo ambito nel quale il centro DOW di Correggio eccelle è quello delle schiume poliuretaniche stampate, in particolare schiume flessibili e microcellulari impiegate nell’arredamento, nell’automotive e nel footwear. Il centro di Correggio include anche un gruppo di R&D di DOW Automotive che sta sviluppando tecnologie specifiche per l’interno vettura e per la insonorizzazione ‘’under the hood’’ dell’auto.
La terza eccellenza, che è anche la più nuova, è rappresentata dai poliuretani compositi: a Correggio sviluppiamo le tecnologie per poliuretani compositi che vengono poi esportate in tutto il mondo. Si tratta di compositi poliuretanici prodotti con diverse tecniche di fabbricazione e rinforzati con fibra di vetro o di carbonio
Nonostante il centro di Correggio abbia sulla carta competenza tecnologica su Europa, Medio Oriente, Africa e India, di fatto, come già detto, riveste un ruolo che è globale.

A beneficio delle nuove generazioni, potrebbe offrirci uno sguardo d’insieme sull’evoluzione dell’industria del poliuretano?

La tecnologia del poliuretano ha incominciato a svilupparsi a partire dagli anni ’50. Il poliuretano ha gradatamente rimpiazzato moltissimi altri materiali, grazie alle sue elevate performance e ai costi contenuti delle tecnologie applicative utilizzate, trovando impiego in molteplici settori dove è tuttora utilizzato. Ha sostituito le lane minerali nell’isolamento, in particolare, nell’industria delle costruzioni, ha rimpiazzato il PVC nelle calzature, i materassi sono oggi in buona parte realizzati in schiuma poliuretanica flessibile; ha rimpiazzato tantissimi materiali nel settore automotive: in passato i sedili delle automobili erano fatti con materiali fibrosi, oggi vengono realizzati completamente con le schiume poliuretaniche, l’insonorizzazione era fatta con il cotton felt mentre oggi viene utilizzato il poliuretano, il volante era in materiale plastico o in legno, ora è fatto in poliuretano; tutto questo con grandi vantaggi di leggerezza e sicurezza.
Sono effettivamente tanti i settori nei quali il poliuretano trova un impiego con un ruolo fondamentale. È andato conquistando uno dopo l’altro una serie di mercati sostituendo materiali diversi con vantaggi prestazionali e di costo. In tutti questi spazi, in questi decenni, il poliuretano ha mantenuto la sua posizione, non venendo a sua volta sostituito da altre tecnologie. Non è mai diventato obsoleto anche grazie ad un continuo miglioramento della tecnologia stessa.
Un’unica eccezione è rappresentata dall’utilizzo del poliuretano per paraurti di automobili (Reinforced RIM | Reaction Injection Molding). In questo caso il poliuretano non è riuscito a competere sulle grandi produzioni, con il polipropilene che, nel frattempo aveva anche migliorato le sue prestazioni. Il poliuretano RRIM rimane competitivo per produzioni a numero limitato.
A parte questa eccezione, in tutti i settori nei quali il poliuretano è entrato, sostituendo altri materiali, a tutt’oggi non è stato rimpiazzato da altre tecnologie.
Va aggiunto, inoltre, che l’industria dei poliuretani ha avuto uno sviluppo costante verso tecnologie sempre più sostenibili, ciò anche in relazione all’evoluzione delle normative. Si pensi a temi quali: “energy efficiency”, “flammability” e “blowing agents”. Sono solo alcuni degli argomenti sui quali DOW è sempre stata molto proattiva, cogliendo, con largo anticipo, le opportunità di questi cambiamenti piuttosto che i limiti.
DOW non ha dovuto adeguarsi in corso d’opera alle nuove regole: aveva già anticipato l’evoluzione della tecnologia.

Quali sono oggi i principali trend dell’industria del poliuretano e come immagina lo scenario futuro in questo settore?

Ci sono dei segmenti nei quali il poliuretano ha ancora opportunità di crescita enormi, lo vediamo molto chiaramente in ce|de|pa. Il poliuretano è il miglior isolante di largo consumo e l’unico che può essere applicato con diverse tecnologie di produzione, ad esempio pannello prefabbricato in continuo, lastra isolante, oppure a spruzzo.
Nel settore delle costruzioni, caratteristiche quali proprietà strutturali, conducibilità termica, comportamento al fuoco, fanno del poliuretano un materiale estremamente interessante che sarà sicuramente protagonista nelle sfide del futuro, in particolare nell’edilizia industriale.
Oggi in Europa il poliuretano copre circa il 10% dell’isolamento nell’industria delle costruzioni; con le caratteristiche che presenta, questo materiale può puntare a quote di mercato molto più elevate, sostituendo materiali meno performanti.
L’impiego del poliuretano potrebbe dare una svolta decisiva anche al mondo della sicurezza sismica. In Italia, pur trovandoci in una zona ad alto rischio sismico, si costruisce ancora utilizzando il cemento, quando le nuove costruzioni potrebbero essere realizzate con strutture molto più leggere. L’utilizzo di acciaio e di pannelli isolanti prefabbricati in poliuretano porterebbe non solo ad un netto abbassamento del rischio sismico a vantaggio della sicurezza ma anche benefici legati a diminuzione dei costi di produzione, velocità di costruzione e alla possibilità di riutilizzo delle strutture a fine vita. Tutto questo con ottime caratteristiche di isolamento termico. Ciò vale tanto per il settore industriale che per quello domestico.
Le possibilità di sviluppo si ampliano ulteriormente pensando ai regolamenti europei che entreranno in vigore a partire dal 2020 che imporranno nuove specifiche sugli spessori di isolamento che potranno arrivare a decine di centimetri in funzione delle zone climatiche.
A mio parere, dunque, vi sono davvero opportunità di crescita enormi per il poliuretano come isolante nell’industria delle costruzioni e con ce|de|pa abbiamo la possibilità di sperimentare, testare e implementare soluzioni veramente innovative.
Per quanto riguarda il settore della refrigerazione si registra un certo livello di saturazione. Il frigorifero è già oggi tutto in poliuretano. La tecnologia dei poliuretani evolve per migliorare ulteriormente l’efficienza energetica e quindi mantenere il mercato, difendendolo da tecnologie quali l’aerogel e il vacuum panel: tecnologie più costose e in difetto di quelle caratteristiche strutturali proprie della schiuma di poliuretano che si aggiungono all’isolamento termico. DOW è fortemente impegnata in questa evoluzione tecnologica.
Al contrario, la catena del freddo può crescere molto in paesi come l’India o l’Africa dove i prodotti alimentari non arrivano integri al consumatore a causa di una pessima conservazione nella fase che intercorre tra il raccolto e la vendita. Qui l’implementazione della catena del freddo può senza dubbio spingere anche il poliuretano verso posizioni più importanti. Il campo è vastissimo: dalle piccole e grandi celle frigorifere per stoccaggio, al trasporto refrigerato, passando per espositori e vending machine. Questa è certamente una grande opportunità di crescita.
Il poliuretano ha anche una posizione importante nell’industria della calzatura e compete con tanti altri materiali quali PVC, gomma, EVA (Ethylene vinyl acetate). Anche qui il poliuretano è apprezzato per la leggerezza e durabilità. Nuovi sviluppi puntano a prestazioni sempre più elevate e comunque abbinate alla leggerezza.

Osserviamo una costante crescita e riceviamo input decisi dal mondo del comfort, in particolare con il viscoelastico per materassi e cuscini. Qual è la Sua opinione a riguardo?

Il viscoelastico rappresenta l’innovazione più importante di questi ultimi anni nel settore del bedding e gli ha dato un’ottima spinta. Il settore offre ottime opportunità di crescita. Le innovazioni tecnologiche tendono verso soluzioni cool-comfort che conferisco maggiore “breathability” alla schiuma flessibile in particolare viscoelastica oppure alla combinazione di diversi materiali poliuretanici, ad esempio schiuma più gel o combinazioni con phase-changing-material (PCM).
DOW sta investendo molto in ricerca e sviluppo sul cool-comfort. Su questo tema, oltre che a Correggio, lavoriamo nei nostri laboratori di Horgen, in Svizzera, studiando il comfort in funzione anche di temperatura e umidità.

Negli ultimi anni si è registrata una forte accelerazione verso i prodotti green e le materie prime da fonti rinnovabili. Secondo lei è ancora in atto questo trend ?

È un tema interessante e con notevoli implicazioni. Credo che i poliuretani abbiano un grande impatto sulla sostenibilità, in particolare per l’efficienza energetica degli isolanti poliuretanici che consentono una forte riduzione delle emissioni di CO2. Questo impatto è a mio avviso maggiore rispetto a quello riguardante l’utilizzo di risorse rinnovabili. Nel caso di utilizzo di queste ultime, si deve sempre considerare un LCA che tenga conto di tutto il ciclo di vita, incluso l’eventuale impatto sulla catena del food.
Inoltre, nella scelta di queste tecnologie, occorre valutare se, rispetto ai prodotti in uso che vorrebbero rimpiazzare, garantiscono una performance non inferiore a un costo non superiore. Se questi parametri non sono soddisfatti, i prodotti non vengono accettati dal mercato.
DOW utilizza, in alcuni prodotti, risorse rinnovabili che non vengono sottratte alla catena del food e alla terra coltivata.

Abbiamo parlato di regolamentazioni nell’ambito di edilizia, quale altra normativa potrebbe secondo Lei impattare sull’industria dei poliuretani?

Ad esempio nel campo degli elastomeri poliuretanici si deve eliminare la sostanza denominata MbOCA, un chain extender di uso comune degli elastomeri poliuretanici a base di TDI. DOW ha sviluppato e sta proponendo sul mercato elastomeri basati invece su MDI che non necessitano dell’utilizzo di MbOCA e quindi risolvono il problema alla radice. In passato DOW fu anche il leader nella eliminazione dei catalizzatori a base mercurio negli elastomeri poliuretanici. DOW e SAIP hanno anche collaborato per la progettazione di una macchina per colata di elastomeri HYPERLASTTM basati su MDI e MOCA-free.

Sembra che oggi ci sia una più stretta collaborazione tra produttori di materie prime-sistemi, produttori di macchine e cliente. Finalmente abbiamo capito che per ottenere il massimo risultato occorre integrare know-how.

Sono d’accordo. Oggi si è compreso che le partnership tra aziende sono indispensabili per innovare e rispondere alle esigenze del mercato, la collaborazione tra partner e tra aziende è una soluzione win-win. Grazie al concetto di open-innovation nascono le collaborazioni tra aziende, università, clienti e fornitori.
È un’attitudine, una strategia vincente che ha portato DOW a varie collaborazioni e ad ottimi risultati. Con SAIP abbiamo collaborato per realizzare diverse macchine da laboratorio, come quella per elastomeri o quella con SAIP e UNDP riguardante una soluzione low-cost per l’utilizzo di hydrocarbons; abbiamo dato vita al progetto ce|de|pa che permette ad entrambe le società di sviluppare i rispettivi business e, allo stesso tempo, porta indubbi vantaggi competitivi ai clienti che decidono di avvalersene come strumento per innovare.
Credo che questo sia il modo giusto di lavorare.